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  • 28/12/2012
    Mons. Scarafile ha terminato il suo pellegrinaggio terreno

    Mi si conceda di ricordare su queste pagine la paterna figura di mons. Scarafile, con tutto l’affetto e la riconoscenza non solo del sacerdote verso il suo vescovo, ma di un figlio verso il padre.
    Sì, quasi la nostalgia di un vescovo che ha saputo essere padre di tutti, fin da quel primo giorno del suo ingresso in questa nostra Chiesa di Castellaneta, quando il suo cuore di pastore ha cominciato a pulsare per questa comunità, dilatandosi, giorno per giorno, nelle continue attenzioni e premure per i tanti fedeli, per i sacerdoti, per i religiosi e le religiose, che in lui hanno avuto un punto di riferimento certo, una lucerna accesa sul lucerniere.
    E quella lucerna non effondeva altro che i frutti di un cuore innamorato di Cristo e della Madonna.
    Lo si avvertiva tale, quel cuore di padre, quando ci parlava con l’incanto che gli erano propri, quando ci insegnava le cose di Dio con l’entusiasmo stupito e fascinoso di chi dice quello che lui per primo ha sperimentato: un continuo tuffarsi nella Parola di Dio, perché di quella Parola egli stesso avvertiva quasi una fame fisica. Nessuna di quelle parole aveva il sapore dell’arroganza a volte distaccata del docente, ma tutte, singolarmente, erano ammantate dalla carità; anzi, erano espressione di un amore sincero per il popolo che il Signore gli aveva affidato. La passione per il bene comune non può mai essere lontana dal cuore di un pastore autentico.
    Anima bella!”, amava apostrofare quanti incontrava nelle visite alle varie parrocchie della diocesi.
    Anima bella!”, voglio gridare io a lui. “Grazie del tuo sorriso, dei tuoi sguardi, del tuo cuore grande: la statura immensa di un bambino”.
    La statura di don Martino, appunto, che ha saputo restare un fanciullo, anche attraverso la sofferenza (ricordo con tenerezza le varie volte in cui gli domandavo: “Santo Padre, come si va?”. E lui, serafico, mi rispondeva: “Quasi bene…!”).
    Per questo era grande davvero. Senza rendersene conto.

    don Franco Conte

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